p 26 .

Paragrafo 3 . La scuola di Elea.

Introduzione.

A  pochi chilometri da Crotone, dove Pitagora aveva dato vita  alla
sua  scuola, sulla costa tirrenica dell'attuale Campania, fu creata
dai  Focesi,  in  quegli  stessi anni, la  colonia  di  Elea.  Alla
fondazione  avrebbe preso parte Senofane, originario  di  Colofone,
citt  della Ionia vicinissima a Samo e a Mileto: cos  altri  echi
della riflessione filosofica avviata nelle colonie greche dell'Asia
Minore  giungono  nella  Magna Grecia, dove  avranno  uno  sviluppo
destinato a segnare in maniera indelebile il pensiero occidentale.

Le menzogne di Omero.
     
"Senofane   che   senza   superbia   ha   censurato   le   omeriche
menzogne"(35).
     La  narrazione mitica incombe come un macigno sulle spalle dei
primi filosofi, che attuano tutti i loro sforzi per scrollarsela di
dosso.
     La  razionalit presente nella scuola pitagorica si afferma in
maniera ancor pi radicale nella scuola di Elea, fondata -  pare  -
proprio da Senofane. La narrazione mitica, passata al vaglio  della
ragione,  si rivela "favola"; la sua verit viene smascherata  come
menzogna.
     La  forma poetica continua negli scritti dei filosofi  eleati,
ma il contenuto e la stessa lingua presentano caratteri di assoluta
novit.

p 27 .

I nuovi significati del verbo "essere".
     
Nella  lingua  omerica il verbo "essere" (enai)  viene  usato  per
indicare  la presenza o lo stato. Si parla, ad esempio, di  "quanti
son   [nel  senso  di  risiedono]  numi  in  Olimpo"(36);   oppure,
Agamennone, rivolgendosi ad Achille, afferma: "s, che tu sappia  /
quanto son pi forte di te [nel senso di ti vinco, ti supero]"(37).
     In  Omero  e in Esiodo il verbo "essere" non viene  usato  per
definire un soggetto attraverso un predicato: non si dice  che  una
cosa  giusta, o bella, o malvagia: i termini vengono semplicemente
affiancati  e  assumono  un  valore  di  equivalenza:  "il  cattivo
consiglio, il peggior male"(38). Tanto meno ci si pu aspettare  un
uso  del  verbo "essere" per indicare una affermazione assoluta  di
esistenza.  Nella  lingua  di Omero e di Esiodo  l'affermazione  di
Descartes  "Io penso, quindi Io sono" non avrebbe senso.  Per  quel
tipo  di linguaggio e di pensiero io posso soltanto essere presente
in  una situazione spaziale o temporale (io sono a casa, io sono un
uomo  dell'et di Solone), oppure posso essere in (avere) uno stato
particolare (io sono un insegnante, io sono un greco di Atene).
     Con la scuola filosofica di Elea, cio con l'utilizzazione  di
un linguaggio legato a un uso consolidato della scrittura, il verbo
"essere"  - come abbiamo visto(39) - assume nuovi significati:  pu
indicare  l'intera realt, il Tutto, l'Essere, appunto, e sostenere
definizioni universali.
     La narrazione poetica e mitica espone una serie di esperienze,
una   pratica   consolidata   e   verificabile,   suscettibile   di
cambiamenti; quando invece ci si avventura a definire che  cosa  ,
ad  esempio,  la  giustizia, si presume  di  descrivere,  e  quindi
conoscere, una verit immutabile, al di sopra dell'esperienza.
     Gli  di  di  Omero  e di Esiodo erano uguali  agli  uomini  -
nonostante  la  loro  immortalit -, talmente uguali  che  i  poeti
potevano  narrare  le  loro vicende come se fossero  state  vicende
umane;  i  filosofi cominciano a parlare di una divinit  che  "per
aspetto"  e  "per  intelligenza"  superiore a uomini  e  di;  gli
uomini non possono averne esperienza perch non  riconoscibile per
"segni"  sensibili, non parla attraverso gli oracoli,  non  suscita
tempeste  nel mare e non scaglia fulmini. I filosofi,  grazie  alla
Ragione (intelligenza), affrontano e cercano di conoscere ci che 
a  loro superiore: ci che, diversamente dall'uomo che "diviene"  e
muore, non muta e non muore ed  eternamente Essere.
     Con  la  fine  della trasmissione orale della  cultura  cambia
l'uso  della lingua e cambiano anche gli oggetti dell'indagine:  la
filosofia si afferma come scienza dell'Essere.
     
Senofane.

Contro il politeismo antropomorfico.
     
Senofane  per  primo conduce una critica puntuale e  radicale  alla
concezione   politeista  e  antropomorfica  della   divinit.   Nel
frammento pi famoso dei pochi che

p 28 .

di  lui ci sono rimasti si legge: "Ma se i buoi <e i cavalli>  e  i
leoni  avessero mani e potessero con le loro mani disegnare e  fare
ci  appunto che gli uomini fanno, i cavalli disegnerebbero  figure
di di simili ai cavalli e i buoi simili ai buoi, e farebbero corpi
foggiati cos come <ciascuno> di loro  foggiato"(40).

Un dio unico che tutto muove con la forza del pensiero.
     
Questa  critica alla religione tradizionale pu assumere una  forma
cos  netta in Senofane, perch egli  in grado di contrapporre  al
politeismo antropomorfico una nuova visione della divinit, un  dio
che    unico, diverso dai mortali per forma e intelligenza, capace
di vedere, udire e pensare tutto, ma soprattutto capace di scuotere
tutto con la forza del pensiero, rimanendo identico e immobile.(41)

Verit e opinione.
     
Il  filosofo  non  pu  certamente conoscere la  divinit,  ma  pu
pensarla  e  parlarne  nei  termini in cui  la  pensa  e  ne  parla
Senofane;  la  sapienza  (sopha)  consente  di  andare  al  di  l
dell'esperienza, di pensare un Essere che trascenda  il  mondo  del
divenire.
     Per Senofane, pur potendone parlare e potendola pensare, non 
possibile cogliere la verit dell'Essere: "Il certo nessuno mai  lo
ha colto n alcuno ci sar che lo colga e relativamente agli di  e
relativamente a tutte le cose di cui parlo. Infatti, se  anche  uno
si  trovasse  per  caso a dire, come meglio non si  pu,  una  cosa
reale,   tuttavia  non  la  conoscerebbe  per  averla  sperimentata
direttamente. Perch a tutti  dato solo l'opinare"(42).
     Proprio  partendo da Senofane prende corpo questa  distinzione
tra  Altheia  (Verit) e dxa (opinione) che sar fondamentale  in
Parmenide, in Platone e in tutta la filosofia.
     
Parmenide.
     
Parmenide    l'esponente pi importante della scuola di  Elea;  il
confronto  con il suo pensiero  stato decisivo per Platone  e  per
tutta la filosofia occidentale. Pur non essendoci pervenuta nessuna
sua   opera   per  intero,  disponiamo,  oltre  che   di   numerose
testimonianze sulla dottrina, anche di 134 versi, raggruppati in 19
frammenti,  del poema Sulla natura, che consentono di  studiare  il
pensiero di Parmenide partendo direttamente da un suo scritto.

Il filosofo pu apprendere tutto.
     
Quanto   appariva  impossibile  a  Senofane,  cio  una  conoscenza
superiore all'opinione,

p 29 .

diventa  l'obiettivo di Parmenide: il filosofo,  "fuori  dalla  via
battuta  dagli  uomini", seguendo "legge divina e  giustizia",  pu
apprendere tutto, Verit (Altheia) e opinione (dxa).(43)
     Per  i  filosofi della Ionia - e anche per i pitagorici  -  il
Tutto era dato dall'"insieme di tutte le cose", che, pur ricondotte
all'unit, conservavano le loro qualit particolari, spesso opposte
fra  loro  (il  caldo  e il freddo, l'umido e il  secco),  ritenute
oggettive: l'arch come elemento generatore e unificante  di  tutte
le   cose   rappresentava  una  garanzia   del   carattere   reale,
dell'esistenza,  di ciascuna cosa, dei singoli enti  e  delle  loro
caratteristiche specifiche (qualit).
     Parmenide,  molto probabilmente sulla scorta delle riflessioni
di  Senofane,(44) si ferma sul carattere relativo e  soggettivo  di
quelle  qualit (ci che  caldo per me pu essere  freddo  per  un
altro; gli di, che sono camusi e neri per gli Etiopi, sono cerulei
di  occhi  e  rossi  di  capelli  per  i  Traci)(45)  e  cerca  una
definizione  del Tutto e dell'Uno che prescinda dalle  qualit;  ed
ecco  che il Tutto, definito come Essere, assume quel carattere  di
astrazione cui abbiamo accennato nel primo capitolo.(46)
     Parmenide   elabora  in  maniera  esplicita  una   riflessione
sull'Essere   in  quanto  tale,  cio  non  tenendo   conto   delle
caratteristiche  dei  singoli  enti,  e  proprio  per  questo  deve
confrontarsi con un nuovo elemento, sconosciuto nel mondo dei  dati
sensibili:  il Non-essere, il Nulla. Quando la mente  riflette  sui
dati  dell'esperienza  si trova di fronte  solamente  elementi  che
esistono, che sono; i contrari godono dello stesso grado di realt,
il  freddo  non   caldo ma  reale quanto il caldo. Quando  invece
oggetto della riflessione diventa l'Essere, il suo contrario    la
negazione assoluta, il Nulla.

Le vie della conoscenza.
     
Parmenide nel poema Sulla natura immagina di essere trasportato, su
un  carro  trainato  da cavalle e guidato da fanciulle  figlie  del
Sole, fino alla porta dove si congiungono i sentieri della Notte  e
del  Giorno.  Al di l della porta c' una strada maestra,  lontana
dalle   vie  battute  dagli  uomini,  dove  lo  accoglie  una   dea
rivelatrice di Verit.
     La  dea,  dopo aver affermato che egli (il filosofo)  "bisogna
che tutto apprenda", sia la Verit sia le opinioni dei mortali,(47)
gli mostra le uniche due vie di ricerca concepibili.
     La  prima " il sentiero della Persuasione, perch tien dietro
alla Verit": """ e non  possibile che non sia".
     La  seconda " un sentiero su cui nulla si apprende". "L'altra
che "non " e che  necessario che non sia"(48).
     I versi in cui Parmenide descrive le due vie sono di difficile
traduzione
     
     p 30 .
     
     e  quindi  di ardua interpretazione.(49) Una cosa  comunque  
chiara:  la  via  dell'Essere  l'unica percorribile,  perch  solo
dell'Essere  possibile avere conoscenza, epistme, dal momento che
esso  immutabile ("non  possibile che non sia").
     L'altra  via, quella del Non-essere,  impercorribile per  chi
voglia raggiungere la Verit, perch  impossibile che ci che  non
  acquisti  le caratteristiche dell'Essere. Il divenire,  che  noi
percepiamo  attraverso i sensi,  sulla via del  Non-essere:  sulle
cose che mutano non  possibile fare scienza.
     Se  consideriamo  gli oggetti di cui abbiamo  esperienza,  dal
fiore  all'ultima stella del cielo, sappiamo che  non  sono  sempre
stati  quello  che  sono e che, prima o poi, non  saranno  pi.  Se
inoltre  riteniamo che la Verit sia qualcosa che non  pu  mutare,
non  possiamo  ritenere  veri affermazioni  e  giudizi  relativi  a
oggetti  destinati a scomparire: qualsiasi cosa si dica su  uno  di
questi  oggetti  diverr un discorso su qualcosa che  non  c':  la
"conoscenza" degli enti che divengono  quindi conoscenza di nulla.
     La  scelta della via della Verit - anche se si presenta nella
forma  della  rivelazione  divina -  parte,  per  Parmenide,  dalla
constatazione  del  carattere  relativo  e  soggettivo   dei   dati
sensibili  (questo  fiore pu solo "essere"  qualcosa  per  me,  in
questo  momento, ma non avr mai le caratteristiche dell'Essere)  e
deve quindi fare ricorso a uno strumento che possa operare al di l
dei  sensi.  Questo strumento  la nostra facolt  di  pensare,  la
nostra mente.

Il pensiero (Nos).
     
Insistere  nella  ricerca  che parte dal molteplice  -  come  hanno
fatto, ad esempio, i filosofi di Mileto - rende sordi e ciechi,(50)
provoca uno sforzo vano de "l'occhio che non vede" e de "l'orecchio
che rimbomba"(51).
     La  visione vuota, illusoria, dei nostri sensi pu  -  deve  -
essere sostituita da un altro tipo di visione, quella del pensiero:
agli  occhi ciechi del corpo Parmenide sostituisce gli occhi  della
mente  (Nos): solo lo sguardo penetrante del pensiero pu cogliere
la  profondit  dell'Essere, perch "pensare  ed  essere"  sono  la
stessa cosa.(52)
     La  formulazione di questo rapporto di identit fra pensare ed
essere   rappresenta  l'introduzione  di  un  elemento  di   grande
importanza per il successivo sviluppo della filosofia greca: da una
parte  definisce l'Essere come pensiero, dall'altra attribuisce  al
pensiero la facolt di conoscere l'Essere nella sua totalit.
     Le  cose  che nascono e muoiono, cio i corpi, non  sono  (non
hanno le caratteristiche dell'Essere); infatti ci che  (l'Essere)
non   corporeo (perch i corpi sono soggetti al divenire). Ci che
non  corporeo, invece, pu avere le caratteristiche
     
p 31 .
     
     dell'Essere  e  cos  la  mente (la  facolt  di  pensare,  il
pensiero)  di  ciascun  uomo pu cogliere e conoscere  la  totalit
dell'Essere.

Essere e Niente.
     
Queste  conclusioni sono possibili perch Parmenide ha definito  in
maniera  astratta  e con estrema precisione l'Essere:  "l'Essere  
ingenerato  e  imperituro, / infatti  un intero nel  suo  insieme,
immobile  e senza fine. / N una volta era, n sar, perch    ora
insieme tutto quanto, / uno, continuo"(53).
     Tutto il mondo del divenire, tutto ci che cade sotto i nostri
sensi,   privo quindi delle caratteristiche dell'Essere e non  pu
venire  ricondotto a esso. Questa, come abbiamo visto,  una novit
essenziale  rispetto alla concezione degli altri filosofi  arcaici,
che  hanno  teso a ricondurre il molteplice all'Uno: per  Parmenide
l'Essere, che  uno, esclude il molteplice.
     La  conseguenza   drammatica: il molteplice, tutto  quanto  
generato  e  perituro,  ci che  composto,  mobile  e  finito  non
appartiene  all'Essere, non ; in altri termini,   Niente.  E  non
potr mai verificarsi "che siano le cose che non sono"(54).

La logica come scienza dell'Essere.
     
Il  modo  di  definire l'Essere come entit astratta, da  parte  di
Parmenide, corrisponde al procedimento che, a partire da Alessandro
di Afrodisia - commentatore di Aristotele vissuto fra il secondo  e
il  terzo  secolo  dopo Cristo -, viene definito  con  il  nome  di
logica.
     La  logica ha per oggetto il ragionamento: le definizioni e le
dimostrazioni di Parmenide avvengono attraverso il ragionamento non
vincolato dai dati sensibili.
     La  logica studia i meccanismi del pensiero che si esprime nel
ragionamento e si esplica in proposizioni che possono essere vere o
false.  Nella  logica moderna una proposizione pu  essere  vera  o
falsa  non  in relazione al suo contenuto, ma in relazione  al  suo
procedimento  formale: si parla infatti di logica formale(55).  Per
Parmenide,  invece, esiste una identit fra contenuto e  forma:  il
ragionamento  formalmente corretto esprime la  realt;  ci  che  
"logico" ("razionale")  "vero" e "reale".

p 32 .

Le opinioni dei mortali.
     
La  dea rivelatrice della Verit, nella prima parte del poema Sulla
natura,  aveva  indicato  le  due vie  della  conoscenza  ed  aveva
affermato  che la seconda " un sentiero su cui nulla si apprende".
Eppure  Parmenide, dopo aver descritto la via dell'Essere  e  della
Verit (Altheia), nella seconda parte della sua opera illustra  le
opinioni  dei  mortali  (dxai broteai). Questo  comportamento  di
Parmenide  risulta estremamente ambiguo, e sul suo  significato  la
critica  filosofica ha dibattuto a lungo. Non sembra  comunque  che
tale  condotta  possa  mettere in discussione quanto  Parmenide  ha
sostenuto  con puntigliosa precisione rispetto alle caratteristiche
dell'Essere:  il  divenire  e  il  molteplice,  che  sono   oggetto
dell'opinione  dei  mortali,  non sono  Essere,  quindi  l'opinione
fornisce  una  descrizione  illusoria di  una  falsa  realt.  Tale
descrizione   potr,  al  pi,  essere  verosimile,   ma   non   si
identificher mai con la conoscenza della Verit.

L'importanza di Parmenide.
     
Alcuni ritengono esagerata l'affermazione di William Keith Chambers
Guthrie  che sostiene: "La filosofia presocratica  divisa  in  due
parti  dal  nome  di  Parmenide.  I  suoi  straordinari  poteri  di
ragionamento  portarono  ad  un  punto  di  arrivo  la  riflessione
sull'origine  e  la costituzione dell'universo, che dovette  quindi
ripartire da capo su nuove basi"(56). In effetti Parmenide  imprime
una  svolta  irreversibile nel pensiero filosofico  dell'Occidente:
identifica  l'Essere con il pensiero e fissa cos i fondamenti  per
tutte  le  forme di idealismo che si susseguiranno  nel  corso  dei
secoli;   pone  con  chiarezza  la  distinzione  fra  oggettivo   e
soggettivo,  destinata ad alimentare la discussione  sul  carattere
assoluto  o relativo della conoscenza; nega il carattere di  realt
al  divenire  e  al molteplice, stabilendo perci che  la  via  per
conoscere  il  reale   necessariamente metafisica;  introduce  una
separazione fra pensiero e materia, che prelude a tutta la  disputa
futura sulla natura di corpo e anima e sul loro rapporto.

Zenone.
     
Tra i discepoli di Parmenide si ricordano Melisso, sulla cui vita e
sul  cui  pensiero si hanno scarsissime notizie, e Zenone,  di  una
ventina  di  anni  pi giovane del maestro. Nel  dialogo  platonico
dedicato a Parmenide, il vecchio maestro di Elea  rappresentato in
visita  a  Atene - dove incontra il giovane Socrate -  accompagnato
proprio da Zenone.

L'unicit dell'Essere.
     
Fra  i  temi proposti da Parmenide, quello che sembra essere  stato
pi   approfondito   e   sviluppato  da  Zenone      l'unicit   e
indivisibilit dell'Essere.
     
     p 33 .
     
     L'Essere     uno  e  pertanto    indivisibile.  E'   inoltre
imperituro e immobile. Chi sostiene il contrario cade nell'assurdo.
Rendere evidente l'assurdit della divisibilit dell'Essere: questa
  la  via  scelta  da  Zenone per dimostrare la  veridicit  della
posizione  eleatica.  I suoi paradossi sono  celebri  e  per  molti
secoli  hanno  costituito un autentico "rompicapo" per  filosofi  e
scienziati.
     Secondo  la  testimonianza  di Aristotele,(57)  Zenone  adduce
quattro argomenti sulla impossibilit di considerare l'Essere  come
divisibile e mobile.

La freccia ferma.
     
Delle  quattro "prove" una  basata sulla impossibilit di  pensare
il tempo "suddiviso" in infiniti istanti.
     Se  ammettiamo che il tempo sia composto di istanti,  cio  di
tante unit una successiva all'altra, la freccia scoccata dall'arco
non  raggiunger mai il bersaglio. In un istante x la freccia   in
un  punto  della sua traiettoria, in quell'istante essa  ferma  in
quel  punto. E cos in ogni istante la freccia  ferma in un punto.
Se il tempo  un susseguirsi di istanti, per la freccia si verifica
un susseguirsi di stati di quiete: quindi essa, nel tempo,  ferma.
     Inoltre,  se  ammettiamo  la  divisibilit  dello  spazio,  la
freccia  scoccata dal punto A, prima di raggiungere il punto  B  in
cui    situato il bersaglio, dovr passare per il punto M posto  a
met fra A e B, ma prima di raggiungere il punto M dovr transitare
per M, mediano fra A e M, e quindi per M=, a met percorso fra A e
M,  e cos via, all'infinito: per cui la freccia non arriver  mai
al bersaglio.

Achille e la tartaruga.
     
Forse  ancora  pi famoso  un altro paradosso di  Zenone:  Achille
"pi veloce"
- come  definito nell'Iliade - non raggiunger mai, in una gara di
corsa, una lenta tartaruga, avendole concesso un minimo vantaggio.
     Anche qui ci troviamo di fronte al problema della divisibilit
dello  spazio: sia A il punto da cui parte Achille e B, un po'  pi
avanti,  quello  da  cui si muove la tartaruga; i  due  concorrenti
partono  ovviamente  insieme; nel tempo impiegato  da  Achille  per
raggiungere il punto B, la tartaruga si sar spostata in C;  quando
Achille  sar  in  C la tartaruga non vi sar pi  perch,  con  un
piccolo  avanzamento,  avr raggiunto  il  punto  D,  e  cos  via,
all'infinito.

Zenone e la dialettica.
     
Dal  punto di vista del contenuto le argomentazioni paradossali  di
Zenone  contro  il  movimento  e  la divisibilit  dell'Essere  non
aggiungono  nulla  alla  riflessione di Parmenide;  ma  per  quanto
riguarda  il metodo di condurre il discorso esse rappresentano  una
novit: a Zenone fu attribuita l'invenzione della dialettica,  cio
di  un procedimento dimostrativo che partendo da una premessa ne fa
derivare  una  conclusione contraddittoria rispetto  alla  premessa
stessa.  Per  i  sostenitori del divenire (del movimento)  e  della
molteplicit dell'essere, come per

p 34 .

chiunque  faccia riferimento alla propria esperienza  sensibile,  
"naturale"  che Achille raggiunga e superi la tartaruga  e  che  la
freccia scoccata dall'arco colga il bersaglio. Ma, proprio partendo
dal  divenire e dalla divisibilit dell'essere, Zenone giunge a una
conclusione    contraria   all'ipotesi   di   partenza    condivisa
dall'interlocutore, ponendo cos in difficolt l'avversario.(58)
     I  paradossi  di  Zenone suscitarono notevoli dibattiti  e  in
qualche  modo hanno favorito l'analisi e la riflessione su concetti
quali infinito, numero, tempo, spazio, movimento.

